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BioSìArt

l’Arte che risana 

 

 

             curriculum

 

Ad ogni respiro un fiore si schiude                       cm 100x100-1994

Fra tela e muro- 1991 - cm. 102x100 acrilico fluo sul rovescio di tela di juta detessuta

Inner dance cm 120x80 acrilico fluo sul rovescio di tela bandera detessuta

Dancing for joy-1991-100x70

 

 

Giustino Caposciutti

Nato a Civitella della Chiana nei pressi di Arezzo nel 1946.
Diplomato in pittura presso l'Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino.
Ha allestito oltre 20 personali a Torino, Ferrara, Mantova, Arezzo, Vercelli, Livorno, Liegi (Belgio) ed in altre città
Fra le centinaia di collettive si ricordano quella con cui esordisce nel 1969 al Palazzo della Regione Valle d'Aosta e fra le recenti le mostre a Santa Monica (USA), a Saragozza (Spagna), Zug (Svizzera), Chisinau (Moldavia), Monaco (Germania), al Trevi Flash Art Museum (PG), Casa dei Carraresi, Villa Letizia, Museo di Santa Caterina di Treviso, Villa Pisani di Stra (VE),.Museo di Textile Art di San Gallo (Svizzera), al MAGI (Museo d'Arte delle Generazioni Italiane) a Pieve di Cento (BO), al Museo d'Arte Contemporanea di Moncalieri. Ha preso parte a 5 edizioni di Artissima di Torino anche con mostre personali e a tutte le 4 edizioni della Biennale di Fiber Art di Chieri.

E' stato ideatore e promotore di numerose mostre e manifestazioni artistiche riguardanti l'integrazione degli artisti diversamente abili nel mondo dell'arte. Fra queste: "Segni Comunicanti" 1985 "Comunicare con la Pittura" e "Cercato e Trovato" nel 1986, "AstaFesta" nel 1991, "Incanto" nel 1993 , "L'ho dipinto con…" 1993 e tutte le 10 edizioni successive. Si tratta della prima esperienza di Arte Plurale Relazionale.
Dal 1994 al 2002 è stato consulente artistico del Comune di Chieri ove ha condotto laboratori di disegno e pittura integrati.

Nel 1993 ha ideato quello che può essere considerato il primo evento di arte partecipata al mondo chiamato FiloArx (www.filoarx.it) che ad oggi ha visto la partecipazione di oltre 26000 persone in centinaia di eventi.

Nel 2008 ha ideato l'evento d'Arte Partecipata "TESSERE....." ove il clou consiste nel “tessere” in uno spettacolo di piazza con un Telaio Vivente un’enorme opera mosaico realizzata da 100 persone. Questo ha dato luogo ad eventi molto importanti quali:

2008  -  Chieri (Torino) - TESSERECHIERI     ---

         -  Roma - TESSEREPACE                 

2009  -  Torino -TESSEREXESSERE con 7 differenti eventi nelle strade e piazze della città.

2010  -  Moncalieri - TESSERE...FANTASIA

          -  Poggio Mirteto (Rieti) - TESSERE LA PACE

2011 - Mazara del Vallo (TP) - TESSEREXLAPACE

2012 - Torino - TESSEREXILRISCATTO con 6 differenti eventi nelle sstrade e piazze della città.

        - TESSEREXESSERE 2012

2013 - TESSEREXLAPACE - Reggio Emilia

2014 - Mazara del Vallo - Trapani- LiberiAmo la Pace

2016- Arezzo - TessereArezzo

        Cambiano (TO) - TessereCambiano

Opere in collezioni pubbliche:

Comune di Chieri - opera TESSERECHIERI 2008

Comune di Chieri - opera FiloArx 2004

Museo del Tessile – Chieri - opera di Fiber Art -1999

Comune di Piscina (TO) – Installazione in ferro sul muro esterno della Scuola elementare -1993

Comune di Bardonecchia (TO) - opera FiloArx -1994

Comune di Airasca (TO) – Scuola Materna - opera FiloArx -1995

Comune di Pinerolo (TO) – Scuola elementare Collodi - opera FiloArx - 1996

Museo dell’Informazione di Senigallia (AN) opera di Fiber Art - 1992

Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate (VA)- opere di Fiber Art - 1996

Museo Valdese di Torre Pellice (TO) - opera FiloArx - 1995

 Villa Letizia - Treviso – Installazione sul muro esterno - 1996

Comune di Pinerolo - opera FiloArx - 2004

VSSP- Centro per il Volontariato Servizi e Solidarietà in Piemonte - opere FiloArx -2004/5

Museo Bargellini delle Generazioni Italiane (OVA) – Pieve di Cento (BO) – 2 opere di Fiber Art 1991 E 2001

Comune di Torino - opera FiloArx - 2005

GAM-Galleria d’Arte Moderna di Torino – Opere video - 1996 e 2004

Comune di Moncalieri - opera di Fiber art - 2004

Comune di Poggio Mirteto - opera TESSERE LA PACE

Comune di Moncalieri (Biblioteca civica)- opera di Fiber art - 2004

Comune di Epinal (Francia) - opera di Fiber art - 2009

Comune di Moncalieri  (Centro Polifunzionale Santa Maria) - opera TESSERE...FANTASIA - 2010

Comune di Mazara del Vallo (TP) - Opera TESSEREXLAPACE - 2011

Comune di Mazara del Vallo (TP) - Opera LiberiAmo la Pace

 

Ha iniziato ad interessarsi di geobiologia e di biorisanamenti ambientali nel 2003 partecipando ai Corsi e Seminari del Prof. Arch. Walter Kunnen.

Successivamente,  insieme a Giovanni Ghiraldotti, ha sperimentato differenti soluzioni di biorisanamento ambientale fino a giungere dapprima alla "Casetta" ed adesso al "Quadro BioSìArt"

 

E' rappresentato dalla Galleria Arteregina di Torino, dalla Galleria Danielle Villicana di Arezzo e  da Orler Affordable Art Point - Marcon - Venezia

 

Torino - Palazzo Barolo, Sale del Legnanino
Dal 18 SETTEMBRE al 9 OTTOBRE 2016
TRAMARE.
Di filo in segno e di luogo in logo.
A cura di Alessia Panfili e Tea Taramino

Giustino Caposciutti.
L’arte di tessere esistenze e comunità.
di Roberto Mastroianni
Giustino Caposciutti è una persona gentile dallo sguardo intelligente e profondo, i cui occhi sembrano sempre alla ricerca di elementi di grazia e bellezza nel mondo circostante. Vi è qualcosa di delicato nel suo sguardo e nel modo in cui muove le mani, come se fosse sempre in ascolto, pronto a ricevere dagli altri e dall’ambiente dei segnali, delle sollecitazioni, al fine di elaborarli e trasformarli in “doni” per coloro che a lui si rivolgono. La gentilezza, la delicatezza, l’ascolto sono infatti i tratti specifici, sia di quest’uomo umile e gentile, di questo artista che si rispecchia nelle sue opere almeno quanto esse si rispecchiano in lui, sia delle sue opere dalla cifra stilistica ormai estremamente riconosciuta e riconoscibile. Caposciutti è infatti divenuto famoso negli anni per i suoi quadri e le sue performance, sviluppati all’insegna dell’arte relazionale e partecipata: opere capaci di mettere assieme la textile art con la relazione umana, la marginalità con lo spirito di comunità, il rigore geometrico e analitico con il colore e le emozioni dei fruitori chiamati ad essere co-autori delle opere stesse. Caposciutti è un educatore e un artista ormai noto a livello nazionale e internazionale, che ha alle spalle decine di mostre personali e centinaia di collettive, sulla cui poetica hanno scritto critici importanti come Martina Corgnati, Giovanni Cordero, Francesco Lodola, Angelo Mistrangelo, Paolo Levi, Dino Pasquali… Ma di ciò l’artista sembra quasi non accorgersi, più attento alle pratiche relazionali che alla gloria personale. Senza dubbio alcuno, gentilezza e delicatezza si presentano come tratto peculiare dell’atteggiamento umano e artistico di quest’uomo, che con umiltà sembra essere sempre poco conscio della forza innovativa della sua pratica artistica dai forti risvolti comunitari e sociali, caratterizzata da un’attitudine alla relazione e all’ascolto. Si deve infatti a Giustino e alla feconda collaborazione con la sua amica e collega Tea Taramino, curatrice di questa rassegna, se in Italia è approdata una forma di Arte Partecipata e Relazionale di estrema qualità, valore e profondità, che è stata capace di generare esperienze di sicura rilevanza internazionale come “Arte plurale”. La presenza delle opere di Caposciutti (performance e quadri) in questa rassegna rappresentano, pertanto, un meritato tributo alla storia dell’artista e allo stesso tempo il riconoscimento che: senza “FiloArx”, il confronto/collaborazione con Taramino e la disponibilità di istituzioni pubbliche e private torinesi, molte delle più interessanti esperienze di valorizzazione dell’Arte Irregolare in Italia non sarebbero nate in questa città, non si sarebbero sviluppate e diffuse e non sarebbero sopravvissute ancor oggi come eccellenze di primo piano a livello internazionale, mantenendo il loro profondo radicamento nel territorio. Nel 1993 a Torino l’incontro tra l’artista e un gallerista come Gianfranco Billotti, dell’allora “Galleria Arx”, e le istituzioni gettò il seme per la nascita di un nucleo di iniziative e sperimentazioni, che velocemente diedero forma a una presenza peculiare dell’arte “partecipata” e “partecipativa” in Italia. Non si trattò in questo caso, infatti, di dare voce unicamente alla potenza creativa dei fruitori chiamati a diventare co-autori delle opere, come in molte altre esperienze di Partecipatory Art, ma grazie all’incontro artistico con Taramino di sollecitare una vera integrazione tra arte, pubblico e artisti con disabilità, andando oltre l’Outsider Art, l’Art Brut… in direzione della valorizzazione relazionale e partecipata di forme di Arte Irregolare, in modo da mettere in discussione le stesse categorie di “normalità” e “anormalità”. Tutto ciò fu perseguito tentando di colmare il gap fra la gente comune e l’arte contemporanea, avviando processi relazionali e di partecipazione in situazioni orizzontali e non gerarchiche, portando a rappresentazione stati d’animo e sentimenti individuali e comunitari, facendo dell’integrazione e della solidarietà gli elementi unificanti delle “diversità” presenti nel territorio, al fine di fare emergere le sacche di emarginazione rimosse e catalogate come “periferiche” rispetto alle narrazioni dominanti. Tutto ciò all’insegna di una ricerca di grazia e bellezza, intesa come fonte di benessere e dignità anche per coloro che con sé portano profonde disabilità cognitive e fisiche.
FiloArx -intesa sia come opera collettiva e temporalmente dilatata, sia come pratica artistica specifica- segnò pertanto l’avvio di un esperimento al contempo sociale ed estetico che ormai da molti anni vede Caposciutti dare una forma specifica all’arte partecipata in direzione di un arte plurale e relazionale, attenta all’inclusione delle differenze nella produzione di opere collettive, che ad oggi hanno coinvolto più di ventiseimila persone in venti anni.
IL 24 settembre 1993, alle ore 18.00, a Torino in Piazza Savoia 4, in occasione dell’inaugurazione della Galleria d’Arte “Arx” cominciò questa avventura poetica ed esistenziale con l’invio di una cartolina/invito con un filo di juta allegato e le istruzioni per manipolarlo, firmarlo e riportarlo in Galleria, in modo che potesse diventare uno degli elementi di un’opera collettiva successivamente realizzata dall’artista stesso. Il successo fu tale che quell’esperienza non si fermo più, dando vita a un grande intreccio di fili messo insieme con la collaborazione di migliaia di persone. I suo grandi quadri quadrati, tessuti con i fili colorati e firmati da ogni persona che con lui entra in relazione, sono diventati così uno degli elementi più diffusi nel panorama dell’arte partecipata internazionale, dando vita a delle “fotografie tessili” di un determinato spazio tempo, in cui una comunità di dimensioni variabili agisce per creare un’opera. Se il risvolto “relazionale” di questa pratica pare evidente, iscrivendosi a tutti gli effetti in una modalità di valorizzazione della parte emozionale e spirituale delle differenze umane, che compongono le comunità locali e gli aggregati umani; dal punto di vista stilistico e linguistico, la sua poetica si caratterizza invece per un rigore strutturale dai tratti geometrici, che deve molto alle influenze di una certa “pittura analitica” contemporanea. Dalla “linea analitica” presente nell’arte tardo novecentesca Caposciutti mutua, infatti, l’attenzione per gli elementi primi della pittura (la tela, il telaio, il colore, la cornice…) che diventano in questo modo l’oggetto stesso del dipingere. In questo modo i fili di tela di juta grezza diventano elementi stessi della composizione pittorica, attraverso un lavoro di de-tessitura e ri-tessitura del supporto, il quale dopo essere stato elaborato e manipolato - attraverso il gesto (singolo e collettivo), il colore e il segno (la firma) - dà vita a opere relazionali e partecipate rispettose delle regole formali del dipingere e delle geometrie esistenziali e strutturali dell’opera e della realtà sociale. I suoi quadri, inoltre, pagano un debito esplicito allo “spazialismo”, attraverso un processo di sottrazione della materia (la tela), che nel processo di de-tessitura e ri-tessitura dei fili manipolati dai fruitori/co-autori creano spazi, forme, pieni e vuoti, trasparenze che interagiscono con l’ambiente, la luce e il muro dando luogo ad artefatti in continua trasformazione. In media ogni opera sfrutta l’apporto di centinaia di esistenze singole, che assumono così valore autoriale, attraverso la manipolazione dei fili per la tessitura, come si può ben vedere nel quadro di 1,50x1,50m presente in mostra, realizzato con il supporto di mille persone per la prima edizione di “Artissima” nel 1994. La dimensione relazionale e partecipata insieme alla ricerca sulla materia e sui linguaggi, così ben sintetizzata nei quadri, diventa però esplicita nell’attività performativa dell’artista come si può vedere nel video-restituzione della performance “TESSEREXESSERE-ILRISCATTO” del 2012, realizzata in dialogo polemico con Gino De Dominicis nel quarantennale dell’opera “Seconda soluzione di immortalità”, presentata alla XXVI Biennale di Venezia del 1972. Se De Dominicis mise in mostra un ragazzo down (Paolo Rosa) immobile nel guardare alcuni oggetti posizionati nella sala, Caposciutti costruisce invece un “Telaio Vivente”, formato da una decina di persone con disabilità dirette da un artista down, che con il loro movimento sincrono e armonioso “tessono” l’artista all’interno di un’opera performativa che materializza una proiezione tridimensionale e vivente dei suoi quadri. In questo modo, si realizza un ribaltamento completo e polemico grazie al quale “l’oggetto performato” (il disagio psico-fisico, la disabilità, la marginalità…) diventa “soggetto performante”, facendosi artista collettivo capace di “tessere” il naturale artefice del manufatto artistico (l’artista normodotato). Insomma, senza dubbio alcuno si può affermare che il valore artistico di Caposciutti sia ormai acclarato e che lui sia diventato negli anni un punto di riferimento per l’arte partecipata a livello nazionale e internazionale, e che senza l’incontro fecondo tra lui e Tea Taramino la Participatory Art italiana non avrebbe maturato quell’attenzione all’inclusione della diversità, trasformandosi in un’Arte Plurale e relazionale unica nel suo genere e andando ben oltre le retoriche obsolete dell’Art Brut e dell’Outsider Art. Bisogna inoltre riconoscere che solo un artista gentile e delicato come Caposciutti poteva recuperare l’attenzione per le cose minute e le pratiche della Textile Art per destrutturare i supporti e i componenti della pittura, al fine di tessere e ri-tessere in modo partecipato e inclusivo esistenze singole e associate, restituendo immagini di comunità solidali in uno spazio e in un tempo determinato.
Roberto Mastroianni
Università degli Studi di Torino
Roberto Mastroianni è filosofo, curatore e critico d’arte, ricercatore esterno di semiotica, estetica filosofica e filosofia del linguaggio presso il C.I.RC.e- Centro Interdipartimentale Ricerche sulla Comunicazione e la Unesco Chair in Sviluppo sostenibile e management territoriale dell’Università degli Studi di Torino. Laureato in Filosofia Teoretica, sotto la supervisione di Gianni Vattimo e Roberto Salizzoni, è dottore di Ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione, sotto la supervisione di Ugo Volli. Si occupa di Filosofia del Linguaggio, Estetica filosofica, Teoria generale della Politica, Antropologia, Semiotica, Comunicazione, Arte e Critica filosofica. Ha curato libri di teoria della politica, scritto saggi di filosofia e arte contemporanea e curato diverse esposizioni museali. Ha tenuto seminari in differenti Università italiane e straniere. (www.robertomastroianni.net )
 


Angelo Mistrangelo critico d'arte della "STAMPA"  così scrive

“Un filo nello spazio”

 

“Un segno così non lo potrei

mai ottenere dipingendo”

Giustino Caposciutti

Il discorso di Giustino Caposciutti si è sviluppato in trent’anni di ricerche, di esperienze scandite dall’impiego di materiali diversi e diversamente utilizzabili nella fase espressiva, di approfondimenti tecnici nell’individuazione di uno spazio in cui sensazioni e tensioni diventano segnale di una interiorità rivelata.

L’iniziale adesione alla figurazione, l’impegno nell’ambito delle scansioni “astratto-informali” vicine ad Adriano Parisot, l’attenzione rivolta verso il linguaggio di Mondrian, Vasarely e Fontana, costituiscono la misura e contemporaneamente l’itinerario di Caposciutti, la sintesi e l’indagine intorno a una forma che si libera lievissima nell’atmosfera,  in una dimensione in cui “il valore di un’opera d’arte è proporzionale al valore del contenuto che trasmette”.

 

Un contenuto che è insito nelle sue composizioni di “fiber art”, nate nel 1975 e, in questi ultimi anni, invitate alle rassegne promosse e organizzate dalla Città di Chieri all’Imbiancheria del Vajro.

Più che dipingere Caposciutti “scolpisce la tela”, fissa un’idea, suggerisce un moto infinitesimale, non percettibile, ma sicuramente funzione all’andante musicale di quelle “costruzioni” che sono i segni indelebili del suo percorso, le tracce di un lungo racconto sull’esistenza, le trame di una vicenda che è possibile individuare nelle connessioni con l’arte primitiva africana.

E dalle pagine di “Pittura prigioniera” alle “Trasgressioni”, dalla “Pittura libera” a “Ri-flettere”, sino alle “onde”, ai “tagli” ed ai “cuori”, si delinea un dettato estremamente  coerente, meditato, strutturato con una e determinante manualità.

In particolare, il rigore compositivo è il risultato di una limpida analisi dello spazio pittorico, della tela intesa come luogo della fantasia,  del sogno, della creatività.

Caposciutti mette in relazione “materiali tessili diversi fra di loro” (dalla tela bandera al sacco del caffè), sfrutta il valore cromatico della tela per “ottenere effetti ottici”, dialoga con la luce che penetra nell’ordito dei fili “scoprendone” il fluire antico come antico è il filo che lega l’uomo all’evoluzione della società, della storia, degli eventi.

Caposciutti toglie, con infinita pazienza, un filo dalla tela (ad esempio la juta grezza) e ottiene nuovi pieni e vuoti, trasparenze e curve, onde e insospettate e insospettabili geometrie in una “de-tessitura” dove l’artista tiene sempre “in massima considerazione il lavoro di chi ha tessuto”. E – afferma  Caposciutti – “non opero per “distruggere” ma per indagare nuove possibilità, per ricostruire e valorizzare il tessuto.

Si avverte in queste opere una peculiare sintesi della struttura, che nella raffinata sequenza cromatica dei neri raggiunge una lirica definizione della rappresentazione risolta con gesto calibrato e controllato.

In ogni aspetto del lavoro, l’artista resta fedele alla propria visione e “lettura” della realtà, degli umani sentimenti, delle quotidiane percezioni e illusioni.

E dalle elaborazioni matematiche, si approda a quadri modulari che esprimono “ritmi interiori”, a dipinti con il fondo specchiante, all’andamento obliquo del segno sulla superficie della tela in una elegante disposizione dell’assunto.

Le variazioni ottiche, i delicati bianchi su fondo bianco,la cromia della tela di jeans, stabiliscono un decisivo rapporto con l’ambiente, con la scientificità immateriale della luce, con l’incanto dei colori tenui e cangianti.

Il risultato di questa sintesi mette in evidenza l’energia impiegata da Caposciutti per conferire una propria identità all’opera, mentre non perde mai di vista il valore dell’immagine in una concezione del fare arte che va oltre alla razionale impostazione della composizione:”Ritengo che l’opera - ha detto in un’intervista ad Antonio Miredi – non sia solo frutto di un concetto, ma l’incontro tra mente, corpo, spirito. I colori che dipingo dietro la tela sono colori forti ma poi il loro effetto è delicato perché è anche il risultato della luce, il cielo sul muro”.

E nello spazio un filo per coinvolgere e coinvolgerci in un cammino intimo, magico, misterioso.

gennaio 2004